mariannatancredi

Mi piacerebbe avere qualcuno che mi regali libri senza un perchè e che magari mi dica: "Ero in libreria e la copertina mi ha fatto pensare a te".

E se… e se…

Ci sono parole come “e” e “se” che da sole non hanno nulla di minaccioso, ma se le metti insieme, una vicino all’altra, hanno il potere di tormentarti per tutta la vita: “e se … e se…. e se”.

Sono certa che alcuni di voi si chiederanno da dove provengono queste parole, da quale canzone, da quale testo, e sono certa che allo stesso tempo alcuni di voi lo sanno perfettamente: si tratta di un film, come direbbe un mio caro amico “un film da romantici che alimenta false speranze e che incita le persone a credere che tutto andrà per il meglio”. Ovviamente, il mio migliore amico è un pessimista di natura anche se lui preferisce reputarsi un realista. Io sono l’opposto, o almeno lo ero. Non importava cosa facessi, dove mi trovassi, con chi fossi, ma ho sempre saputo in cuor mio che primo o poi, in un modo o nell’altro, le cose sarebbero andate bene. Ogni cosa si sarebbe aggiustate e che io avrei trovato finalmente il mio posto felice. Vorrei crederci ancora. Penso che il motivo di questo mio cambio di rotta sia dovuto al fatto che non pensavo che quel posto felice sarebbe stato così lontano, così difficile da raggiungere. E quando mi trovo in questi stati d’animo di insofferenza, di delusione per me stessa e per quello che sono, per quello che ho fatto o,  meglio, per quello che non ho fatto, non riesco a fare a meno di pensare a “e se…”.
Certo, la mia citazione proviene da un film, si tratta dei primi versi di una lettera che parla d’amore, ma penso che li possa adattare perfettamente alla mia situazione attuale. Penso a quanto tempo io abbia perso. E a quanto tempo io stia perdendo. E per quanto mi sforzi sembra non cambiare nulla. Sembra che ogni giorno io faccia un passo in avanti per poi tornare completamente indietro. Sento la delusione dei miei genitori, di mio fratello, la mia delusione. Io meritavo di più. Io sono capace di fare di più. Perchè sono qui? 23 anni, ancora a casa con mamma e papà, senza uno spicciolo in tasca e con una seduta di laurea che invece di avvicinarsi sembra allontanarsi. E’ che fino a quel momento si sento bloccata come se non fossi libera di incominciare la mia vita, di prendere le mie decisioni e di progettare un futuro.
Così penso: ne vale la pena? Penso di avere il coraggio di buttare tutto all’aria e ricominciare da capo, ma poi mi rendo conto che quello non sarebbe coraggio. Sarebbe paura. Sarebbe la via più semplice. Ci vuole molto più coraggio a completare questa strada perennemente in piano ove ad ogni curva sembra essere arrivati alla meta per poi accorgersi di avere davanti a sè ancora il vuoto. Ho capito che il passato è passato, e che, per quanto sia doloroso e fastidioso e mortificate, ogni lasciata è persa. Non possiamo far altro che guardare al futuro con degli occhi diversi e migliorare noi stessi cercando di non commettere gli stessi errori. Sapete cosa ho capito anche? Che andare e seguire tutti questi buoni propositi non è poi così semplice.
Emme.
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Questa voce è stata pubblicata il 21 febbraio 2013 da in my mind con tag .
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