mariannatancredi

Mi piacerebbe avere qualcuno che mi regali libri senza un perchè e che magari mi dica: "Ero in libreria e la copertina mi ha fatto pensare a te".

Essere scout: imparare facendo

Quadrato Scout
Chi non si è mai chiesto cosa sono gli scout osservando, per le strade della propria città, ragazzi e ragazze in pantaloncini corti e scarponcini, ridere e cantare, magari con chitarra e fisarmonica, indipendentemente dalle condizioni metereologiche?

E’ strano pensare di voler appartenere ad un tale gruppo, andando così incontro a certe situazioni e difficoltà che nessuno impone. Si, perché lo scout è colui che ama la natura e che preferisce dormire in una tenda, o sotto le stelle, e magari lavarsi in un ruscello, pur di goderne a pieno tutte le meraviglie; è colui che ama affidarsi ad una cartina ed una bussola per percorrere una strada di montagna, anche se questo può significare perdersi più e più volte; è colui che preferisce restare tutta la notte sveglio solo per osservare il cielo stellato e magari scambiare qualche parola e risata con il vicino, illuminati e riscaldati solo dal fuoco da loro stessi acceso.

Essere scout, però, non è solo questo: è imparare facendo; è imparare a progettarsi e verificarsi; è imparare a rispettare gli altri e le regole; è imparare ad essere responsabili non solo per noi stessi ma soprattutto per gli altri; è imparare a divenire un buon cittadino.

Lo scoutismo esiste dal 1907 quando un vecchio barone inglese, Sir Robert Baden Powell Lord of Gilwell, decise di organizzare un campo estivo con un piccolo gruppo di ragazzi sull’isola di Brownsea, nel sud-est dell’Inghilterra. Inizialmente, tale movimento era riservato solo agli uomini; in seguito, anche grazie al matrimonio di BP (come noi scout siamo soliti chiamarlo) con Olave St. Clair, fu aperto anche alle donne. E’ strano pensare come un uomo sia riuscito a convincere così tanti giovani nel giro di pochi anni. BP sapeva quanto l’educazione fosse una cosa seria ma era anche convinto del fatto che solo una cosa è efficace con i ragazzi: il divertimento. Come egli stesso ha detto: “Tutto col gioco, niente per gioco”, ed è questo il segreto del successo del movimento scout.

Lo scoutismo oggi ha milioni di consensi in tutto il mondo ed in Italia sono diverse le associazioni che lo praticano, ognuna con le proprie particolarità, a partire dalle uniformi per arrivare alle tradizionali cerimonie. Nella nostra città esistono ben 5 gruppi scout appartenenti a 4 diverse associazioni: AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), MASCI (Movimento Adulti Scout Italiani), CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani) e FSE (Associazione Italiana Guide e Scout d’Europa Cattolici).

Aldilà delle diverse modalità di azione, ognuna di queste associazioni ha a cuore una cosa sola: l’educazione dei ragazzi, che negli anni ha incontrato serie difficoltà a causa delle contraddizioni della nostra società. I capi di queste associazioni sono tutti volontari che credono nell’efficacia del metodo scout e che si mettono a disposizione dei giovani cercando di far scoprire e fruttare ogni loro talento:  BP amava ripetere che c’è almeno il 5% di buono in ogni cosa e in ogni ragazzo e che sta a noi scoprirlo e saperlo valorizzare.

Sono entrata nel mio gruppo scout all’età di 8 anni e sono cresciuta nei lupetti per poi diventare guida e infine una scolta: sono questi i tre momenti della progressione personale del ragazzo prevista dal metodo scout. La mia personale esperienza mi ha donato amici e veri insegnamenti: mi ha insegnato a diventare grande e cosa significa prendersi le proprie responsabilità; mi ha insegnato la fortuna di ricevere e di donare un sorriso; mi ha insegnato il valore della fatica ma anche la gioia al termine di essa. Oggi sono un capo scout e cerco di offrire ai miei ragazzi ciò che altri hanno precedentemente offerto a me. “Cercate di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato” diceva BP e forse non bisogna appartenere ad un gruppo scout per riuscire a farlo, ma le esperienze e le emozioni che mi ha donato questo movimento mi hanno stravolto la vita e per questo mi sento di consigliarlo a tutti. Ho lasciato lungo la strada molti amici, molti compagni di questo lungo viaggio, ed ogni volta che li ritrovo c’è una scintilla che riempie i nostri cuori e ci da la sensazione di non esserci mai separati. Probabilmente BP aveva ragione: “Semel Scout, Semper Scout”, una volta scout lo si è per sempre. Parola di Scout.

Marianna Tancredi
da Nero Su Bianco, n°190 27 settembre 2013, Anno IX

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